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L’estrazione
del granito,
iniziata verso il 1860,
è stata per anni una voce fondamentale nell’economia isolana,
giungendo a impiegare fino a settecento operai.
La cava di
granito dell'isola è stata
Cala Francese,
oggi in completo abbandono è diventata un
museo di
archeologia industriale a cielo aperto:
oltre ai capannoni sono ancora al loro posto molti macchinari
e massi grezzi.
Le
caratteristiche del granito isolano, in particolare la sua
durezza, hanno fatto si che venisse preferito a graniti
provenienti da altre parti del mondo.
Tra le
numerose opere realizzate con granito maddalenino, ricordiamo
il bacino
di carenaggio
della marina militare di Malta ed il grande monumento dedicato
alla “Difesa
del Canale di Suez”,
ad Ismaila, risalente al 1930.
Nei decenni
successivi l’attività estrattiva proseguì con sempre minore
intensità, concludendosi con il totale
abbandono delle
cave nella seconda metà del novecento.
Attualmente
il decreto istitutivo del Parco Nazionale vieta espressamente
la riapertura di cave su tutto il territorio dell’Arcipelago.
LA STATUA
INCOMPIUTA
Anche a Santo
Stefano
era
attiva,
come a Cala Francese,
una cava di
granito:
i lavori vennero interrotti durante la seconda guerra mondiale
e mai più ripresi.
Tra i blocchi
semilavorati è rimasto un colossale busto
pare originariamente dedicato ad un potente gerarca
fascista (CIANO)
e oggi “adottato” dai marinai per il copricapo molto simile a
loro. |