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La presenza
militare fu decisiva per lo sviluppo economico dell’arcipelago
e lo è ancora:
oggi le attività militari conservano a ruolo economico di
grande rilievo, con la Scuola Sottufficiali della
Marina Militare
Italiana
a La Maddalena e con la
base
statunitense
che ospita sommergibili a propulsione nucleare a Santo
Stefano.
La crescita
dell’importanza strategica de La Maddalena e il contatto con
culture diverse spostarono progressivamente verso le attività
marinare
gli interessi dei maddalenini.
Molti impararono
a navigare
sulle imbarcazioni militari e alcuni sfruttarono per mare
l’afflusso di commerci, praticando il contrabbando. Altri,
sull’esempio di genovesi e campani,
si dedicarono
alla pesca
e a metà dell’Ottocento altre esperienze e nuove conoscenze
vennero anche da imbarcazioni greche, impegnate nella raccolta
delle spugne nelle acque dell’arcipelago.
Le barche da
pesca fino ai primi decenni del 1900 provenivano quasi
esclusivamente da cantieri campani
ed erano di piccole dimensioni, mediamente 6-7 metri, con
equipaggi di 5-6 persone: venivano utilizzate spagnolette, a
prua dritta , feluche, tipiche barche ponzesi strette e
lunghe, e i
gozzi di
Pozzuoli,
più panciuti.
Aragoste
e pesci di grosse dimensioni venivano pescati con i tra
maglioni, con i “sinai” si pescava a fondo,
per le occhiate
si usava la “schietta”.
I ponzesi usavano le nasse, costruite con canne, con giunchi,
oppure
con rami di mirto,
diverse a seconda del tipo di catture a cui erano dedicate. Un
ruolo importante per l’arcipelago e per tutta l’area delle
Bocche di Bonifacio ebbe
la pesca del
corallo.
Veniva fatta con l’ingegno,
due travi di
legno unite a croce con appesi spezzoni di rete,
che, trascinato sulle secche rocciose, spezzava i rami di
corallo che rimanevano impigliati nelle reti.
Si trattava di
una tecnica distruttiva,
oggi proibita,
che comprometteva i banchi di corallo, distruggendoli
completamente.
Nonostante
l’aumento delle attività marine,
i primi cantieri per riparare costruire imbarcazioni non
nacquero, a La Maddalena,
prima degli anni
Trenta.
Solo nel prima dopoguerra vennero compiuti alcuni tentativi,
che si rivelarono improduttivi, di impiantare una tonnara.
Prima
nella zona di Cala Coticcio,
a Caprera,
e successivamente a Capriccioli in Costa Smeralda. |
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