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Allora, sulle
isole,
ci si
arrivava a piedi.
Infatti non
erano isole, ma semplici rilievi del vasto territorio, emerso
per l’abbassamento del livello del mare, che quasi univa la
Sardegna alla Corsica. E si andava a piedi lungo le valli, i
fondali di oggi, e la merce più importante dei commercianti di
allora, l’ossidiana, viaggiava con piccole imbarcazioni
attraverso le strette vie d’acqua.
Dagli
insediamenti neolitici è necessario fare un salto di
oltre 4000 anni
per ritrovare le tracce di una presenza stabile sulle isole,
divenute tali quando il continuo innalzamento del livello del
mare ruppe i collegamenti con la Sardegna, iniziò a frazionare
le terre e i bracci di mare si allargarono progressivamente.
Assunta la forma
attuale, già al tempo dei greci le isole erano conosciute.
Plinio le
nomina nei suoi scritti,
ma dell’epoca romana le testimonianze di cultura materiale più
diffuse sono quelle sparse tra i fondali, chiaro indice di
come fosse insidiosa la navigazione.
I primi
colonizzatori
che risedettero stabilmente sulle isole furono piccoli nuclei
di pastori e agricoltori. Le cronache del 1800 narrano che
verso la fine del XIII secolo
durante gli
scontri tra genovesi e pisani,
questi ultimi costruirono una fortificazione nel punto più
alto de La Maddalena e successivamente si
insediarono a
Cala Chiesa,
a ovest dell’attuale abitato.
Oltre al mare
burrascoso la vita sull’isola era difficile anche per le
incursioni dei pirati saraceni: forse fu questa la ragione che
portò i pochi pastori che ci vivevano a concentrarsi attorno
alla
piccola chiesa di granito della Trinita,
al centro dell’isola.
E’ l’inizio
dell’occupazione militare sardo-piemontese
a favorire lo sviluppo dell’attuale centro abitato de La
Maddalena, la costruzione del porto a Cala Gavetta e l’avvio
di una presenza stabile sull’isola.
Nel 1767,
quando la
flottiglia del viceré DesHayes
sbarcò con alcune piccole navi e prese possesso delle isole,
La
Maddalena aveva 114 abitanti,
Caprera
71
e sulle altre
c’era solo qualche famiglia di pastori.
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