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La nave di
Spargi
andò a fondo durante una tempesta nei pressi dello scoglio più
alto della
Secca Corsara
e, inabissandosi rapidamente, con ogni probabilità toccò le
rocce prima di posarsi sul fondo sabbioso a circa 18 metri di
profondità.
Era il 2°
secolo a.C.
(con più precisione il 120 a.C.) e la grande oneraria
attraversava le
Bocche di
Bonifacio
con un carico di
anfore vinarie,
olearie
e vasi di
ceramica.
Il relitto
conosciuto da tempo a livello locale, fu oggetto di diverse
campagna
dei scavo a partire dal 1958
e fu sottoposto anche a frequenti razzie.
Da esso
vennero recuperati lo strato superficiale di anfore e molte
parti del carico, ora esposti nel
Museo Navale de
La Maddalena dedicato a Nino Lamboglia,
l’archeologo ligure che proprio su quel relitto diede l’avvio
alla ricerca archeologica subacquea con tecniche modernissime.
Tra la gran
quantità di materiali recuperati, forse
il reperto più
inquietante del relitto di Spargi è il frammento del cranio di
un soldato,
probabilmente di scorta sulla nave, con le tracce dell’elmo di
bronzo che indossava.
Sul fondo del
mare rimangono oggi ancora molte parti del carico
e tutto ciò che resta dello scafo di legno preservato dalla
sabbia sotto la quale è sepolto. |